london.

quando ti diranno che hai ancora tantissimo tempo, credici. 
quando ti diranno che le cose cambieranno e le persone resteranno le stesse, credici. 
quando ti diranno che la vita (s)fortunatamente va avanti, sempre e comunque, anche se te vorresti mettere tutto in pausa e fermarti a guardare o a commentare, 
quando ti diranno che non ci sono pause, credici.  

ci sono solo bicchieri di vino con i quali stringere amicizia stasera e poi dimenticare domani mattina. 
c’è lei, l’amica di sempre, e poi lei, scoperta per caso. sempre pronta a darti buoni consigli. 
c’è lo stronzo di turno, che stasera è più fico (e più stronzo) del solito.
ci sono “quelle” che neanche con 4 bicchieri del vino di prima riusciresti a scambiarci un “ciao”.

quando ti diranno che le persone vanno e vengono, a denti stretti, con un sorriso amaro e con la faccia poco convinta, 
credici. 
credi a tutti quei libri letti di nascosto, sull’amore e sul sesso, e sull’amicizia e sulla pace e sulla guerra. credi a te stesso, quando preferirai credere a quel buon bicchiere di vino, piuttosto che allo stronzo di turno. 
credi a te stesso, alla tua amica di sempre, e agli anni che ancora devono venire. ridendo, tanto. pensando, poco. 

london.

ah, e come se non bastasse,
mi manca non aver mai abbandonato questa realtà per quella fantasia.


Mi sarebbe piaciuto fare un biglietto, -o che tu prendessi l’iniziativa e lo facessi per tutti e due- comprendendo anche il ritorno dai, e partire.
Tanti sottovalutano la bellezza del tornare alla vita di tutti i giorni, una volta che si è deciso di partire. Credono che il bello di quell’esperienza sia solo partire, e dimenticarsi delle cose -che pensiamo siano- brutte. Io non lo so perchè, ma di tutti i viaggi che ho fatto, non c’è stato un ritorno che non rivivrei adesso, all’istante, in questo preciso momento.
E’ come se avessi bene in mente l’immagine di te che mi guardi mentre attendiamo con ansia e trepidazione l’arrivo dei bagagli. E dio se era/eri bello. Sembravi fiero di essere tornato in questo strano e un pò sfortunato paese con me. E io l’avrei urlato a tutto l’aeroporto, “Chiedo scusa per l’interruzione, non vorrei rovinare l’attesa del vostro trolley, sopratutto perchè siete preoccupati per la fantastica statuina di marmo che avete comprato per parenti/amici e che non vi hanno fatto mettere nel bagaglio a mano, ma io ho annuncio da fare. Non solo ho qualcuno con cui partire, ho anche qualcuno con cui tornare”.
Ma non successe. E non succede.

london.

ieri per la prima volta sono tornata a casa e non ho pianto. (yeaaaah, esultiamo tutti insieme).
mi manchi parecchio. mi mancherai anche domani quasi sicuramente. e quasi sicuramente nel corso di questo breve sfogo pinagerò di nuovo quindi non esultiamo troppo presto.
mi manca l’idea di me e te felici e spensierati, pronti a vivere oggi come se oggi fosse l’ultimo giorno per stare insieme.
mi dispiace pensare che in te non c’è più la voglia di rirprovare, di fare qualche piccolo sacrificio per poter tornare a quell’oggi.
(fermiamo l’esultazione all’istante).

ora come ora vorrei poterti dire che ti auguro tanta felicità, che incontrerai presto una persona per la quale avrai voglia di partire e andare dall’altra parte del mondo.
ma ad oggi, mi sento solo di dirti (oltre a tante cattiverie che mi sono venute in mente in questi giorni, e a tanti pensieri surreali) che mi dispiace.

Feb 26th at 5AM / reblog / 1 note

london

L’altro giorno ero in metropolitana e stavo andando al centro.
Se conoscete un pò Roma, saprete che per andare al centro con i mezzi pubblici bisogna prendere la linea B, scendere a Termini e prendere la A. (non necessariamente, ovvio. Roma è una città dove i trasporti funzionano alla perfezione ! di modi ce ne sono molti altri, ma io scelgo sempre questo, quindi oggi la storia verterà sul suddetto percorso).

A questo punto saprete anche che a Termini c’è un fottio di gente; c’è la stazione dei treni, e insomma la quantità di gente è davvero incalcolabile, credetemi. La metro è sempre super affollata.

Detto ciò l’altro giorno ero in metro e man mano che ci avvicinavamo a Termini eravamo sempre più vicini, io e te.
Verso Circo Massimo mi sono alzata e mi sono avvicinata alla porta, giusto per essere pronta ad uscire subito e non essere travolta dalla massa di gente che pretende di entrare ancora prima che tu sia uscita. Ma state tranquilli, Roma è una città educata. queste cose succedono solo 9 volte su 10. Se siete fortunati.

A Cavour ti sei alzato anche te, e grazie al riflesso potevo vederti esattamente dietro di me. Se non avessi avuto quel mega sciarpone che porto sempre probabilmente avrei sentito il tuo respiro sul mio collo.
Tra l’altro, sto riflesso non era proprio affidabile: vedevo, o meglio, mi sembrava di vedere il tuo sguardo che guardava il mio. Certo non potevo girarmi e controllare. Era una situazione un pò di merda, se volete saperlo.

Poi, in questo brevissimo tragitto (da Cavour a Termini) abbiamo frenato di botto, e per reggerci ci siamo aggrappati alla stessa barra.
Ora, io non so se avete focalizzato bene questa scena, la suspence era altissima. Per circa 20 secondi la tua mano (un pò sudata) era sopra la mia (tantissimo sudata), i tuoi occhi (non sono neanche riuscita a capire il colore) guardavano i miei e tra il tuo respiro e il mio collo sembrava non ci fosse niente. io ti avrei anche potuto sposare dopo questi 20 secondi.

Poi finalmente siamo arrivati, sono scesa, ho fatto tre passi e quando ho trovato un minimo di coraggio per girarmi te eri ancora dentro. Ma a quel punto si era fatto tardi per tornare indietro, troppo tardi per rientrare, veramente troppo tardi per dare una piega diversa a quella giornata.

Peccato, avevi dei bellissimi occhi azzurri.

london

reputo questo uno di quei periodi in cui ti senti veramente una merda.vi sarà capitato tanto, di sentirvi un pò giù di morale, passare giornate dove guardare fuori dalla finestra si rivela il passatempo più bello di sempre. sperare che arrivi un segno dal cielo supera decisamente tutte le nuove serie di real time e dmax messe assieme.
e insomma questo periodo è in continua evoluzione per la sottoscritta. come se qualcuno lassù si mettesse a innaffiare per farlo crescere.
ma non perdiamoci in chiacchere. in fondo ho una vita da mandare avanti, esami da dare, una tesi da scrivere, persone da rendere felici e orgogliose, un tatuaggio da pagare e insomma, cara nuvoletta di fantozzi che hai preso residenza proprio qua sopra non ho molto tempo da dedicarti.
però, una cosa, piccola nuvoletta te la voglio dire. ci sono momenti in cui mi fai sentire come se tutto andasse un pò troppo veloce. momenti in cui mi sembra di non poter mettere pausa e fermarmi a pensare, (forse che pensare troppo non ha mai fatto bene a nessuno e quindi in realtà lo stai facendo per me? ah che carina che sei!) poi invece alcune volte capita che le persone semplicemente sono un pò impegnate, magari a scacciare la loro nuvoletta di fantozzi, ed è come se te, non esistessi. sai la classica frase “ti puoi sentire da solo anche in mezzo a una folla di persone”. a me però succede di non trovarmici nemmeno in mezzo a una folla di persone. poi il tempo passa, velocissimo. alle volte non te ne rendi neanche conto, e quello che era oggi, adesso è ieri. e te sei in ritardo. forse questa è la sesta volta che cancello e riscrivo. vorrei cercare di dare una parvenza di ordine a quello che scrivo, per spiegare meglio come mi sento. per non far sembrare questo sfogo uno sfogo, ma per farlo sembrare qualcosa di molto più interessante. nuovo. seducente. sexy.. una ventiduenne che in un giorno di febbraio si sente sola, demotivata, indifferente a tutto. pronta ad andare avanti sperando che qualcuno si accorga di questo stato e le dia una (stavo per scrivere botta, ma non volere finire sul piano sessuale, giuro). comunque si, una botta, tipo “oh dai g. fai qualcosa, in fondo hai una vita da vivere, esami da dare, una tesi da scrivere, persone da rendere felici e orgogliose, un tatuaggio da pagare e poco, pochissimo tempo per capire che sei bella”.

london.

Quello che vorrei veramente, con tutto sto popó di cuore, è tornare a un anno e mezzo fa. E tornare alla voglia di scoprirsi così diversi, scoprire che non avevamo niente in comune, scoprirsi così nuovi, pronti a fare tutto e anche qualcosa in più. E quel più con te, dio se era la parte migliore. E tornare a quando lo facevamo ogni giorno, e a quando facevamo finta di stare in astinenza se non ci riuscivamo . E tornare alle prime conversazioni piene di niente, piene di frasi superficiali… Addirittura più superficiali di quelle di Moccia. E tornare indietro all’inizio per poi non andare più avanti. Per non muoversi. Per non scoprire che l’abitudine è una malattia a parte, che viene e non se ne va. Tornerei indietro anche solo per riaverci belli e nuovi come una volta.

london.

una delle cose più brutte in assoluto è impegnarsi in una relazione dopo i primi 10 mesi. all’inizio va TUTTO bene. non si parla tanto, e in quelle poche volte è importante sottolineare che non siamo una coppia, no no. poi si esce spesso, ci si ubriaca, si conosce il proprio corpo e quello dell’altro e insomma è una metropoli dei balocchi. e allora perché il tempo deve passare? perché dobbiamo cambiare? perché devo diventare più gelosa e te più disattento? eh? io andrei anche da uno che se ne intende -per 70€ farà meglio a intendersi di tutto- ma poi mi sentirei dire che “beh certo signorina ma non lo sa che in una relazione si cresce e si cambia e beh certo il bello arriva dopo e beh certo non è assolutamente sufficiente stare solo insieme a qualcuno e beh certo insomma, oh sono passati i 50 minuti a disposizione signorina. allora fanno settantaeuro, grazie e arrivederci. ah, in bocca al lupo”

 Informazione gratuita (!!), per mia grossissima sfortuna c’è mia madre in cucina che mi direbbe le stesse cazzate, senza chiedermi soldi. anzi, se mi impegnassi per farle un pò pena potrebbe anche farmi un caffè mentre mi regala le sue perle di saggezza da donna che nella sua vita ha avuto un solo ed unico uomo, papà; certo a quel punto cara mamma ti chiederei, ma che consigli pensi di potermi dare? ma il caffè lo voglio, non mi conviene litigare, quindi non dico nulla e ascolto. il mio dovere di figlia riconoscente penso di averlo fatto, ma allora io a chi posso urlare che IO E SOLO IO HO RAGIONE IN QUALSIASI SITUAZIONE PERCHE’ SONO DONNA E MI DEVE VENIRE IL CICLO? 

mi sei rimasto solo te, e mi dispiace, perché domani faremo finta di festeggiare undici mesi trascorsi insieme, e i momenti di silenzio preceduti da discussione non si possono neanche più contare sulle nostre quattro mani. 
 

Nov 14th at 10AM / reblog / 1 note

london.

dopo il sesso, la cosa migliore è la palestra. 

london.

chissà che gente si incontra d’estate a Londra. 

noi ci siamo incontrati a dicembre. chissà cosa cambia.

Jun 16th at 5PM / reblog / 1 note

london.

Sembra passato un attimo da quando a farmi sognare bastava una città in fondo neanche troppo lontana. E invece sono passati tanti anni. Tanta gente. Tanta gente c’è passata. In tanti sono partiti e non sono mai tornati. Ma un viaggio fatto di partenze e di non ritorni aimè, sta diventando anche troppo comune. E quindi se adesso volessi eccellere e distinguerti, forse non dovresti partire. Dovresti restare. Per ingannare il tempo potresti leggere libri scritti su quella città. E se ti avanza qualcosa, fai di te stesso un turista. Il turista della porta –di una qualsiasi camera d’albergo- accanto:  guida alla mano, reflex al collo e un sorriso falsissimo stampato in faccia.     

C’è che mi dispiace non immaginarmi al tuo fianco. Di colpo ti ho perso in quella foto e mi sono persa.

C’è  che la paura c’è. Non per fare strani giri di parole, solo per girarci intorno e perdere altro tempo. E insomma se è vero che non posso fare piani, che le cose non sempre vanno come dovrebbero andare –che è uguale a dire non sempre vanno come IO vorrei che andassero- se ecco, è proprio tutto vero, allora vorrei che lui, non te, fosse al mio fianco. Vorrei associarti ai bei ricordi. Tenerti vicino a ciò che mi ha fatto piacere. E tenere lui accanto -che ne sa più di te e di me-  quando più ne avrò bisogno.