ritengo sia un peccato che tra la mia voglia e la tua determinazione ci sia tutta una vita piena di quotidianità, ricorrenze, incontri inutili, persone, conoscenze, debiti, crediti, grazie e scusa, orgogli e pregiudizi. ho sempre paura che sia un abisso troppo grande da riempire con la mia piccola voglia e la tua scarsa determinazione. come se non potessi andare al cinema da sola, perché sembra triste e mi conferisce un alone di depressione tanto da spingere anche un estraneo a venire al cinema. e alla fine al cinema ci vai comunque, con qualcuno che possa colmare il vuoto del mangiarsi una mega ciotola di popcorn tutta da sola. qualcuno che sappia prenderti la mano e farlo vedere a tutti. che te non sei sola. che davvero non trovi più niente che ti soddisfi pienamente. che faresti a meno di tenere la mano al caldo tra le mani di qualcuno. peccato per tutto il tempo che ho sprecato a rendermi interessante. peccato perché solo ora mi sembra di capire che non me n’è mai fregato un cazzo. di quel film, di quel qualcuno, di quelle mani tenute al caldo e della quotidianità, delle ricorrenze, degli incontri inutili, delle persone, delle conoscenze, dei debiti, dei crediti, dei grazie e degli scusa detti con tanto orgoglio e pregiudizio.

rimango aggrappata a quell’immagine di me e te ancora intatti. quando ancora non ci eravamo consumati. e se volessi essere egoista ti direi che eravamo molto più belli e sensuali noi due, e che i nostri timidi abbracci non sarebbero mai stati paragonati alle loro inutili dichiarazioni, accompagnate da un autoscatto e da mille baci forzati. mi sembra di vedere persone che si affezionano senza godere. che amano senza provare piacere. che parlano senza avere niente da dire, solo per farsi vedere impegnati. e se abitassi ancora nella mia immaginazione ti farei vedere il quaderno dove per la prima volta scrissi il tuo indirizzo. e se riuscissi a farmi travolgere dalla malinconia ti chiamerei. te la ricordi la mia prima corsa in macchina per venire da te? era giugno, di qualche secolo fa. quando avevamo qualche anno in meno e qualche barlume in più

vorrei essere qualcuno che è in grado di perdonare. qualcuno che non ha rimpianti. qualcuno che ha degli obiettivi e che fa di tutto raggiungerli.
vorrei svegliarmi tra qualche ora, ed esserti di aiuto. essere la persona che ti dice tutto, sempre, in ogni situazione, senza peli sulla lingua. vorrei essere la persona che sa ballare da sola, con una mano alzata, sorridente, e felice. felice perché balla da sola e si diverte. vorrei essere in grado di sentirmi soddisfatta, anche quando mi sembra di non poter rimediare agli errori che faccio.
per rispondere alla sua domanda, vorrei avvicinarmi il più possibile a questa descrizione. racchiudere tutto questo in un unico corpo. per non essere più costretta a cambiar colore di capelli per sentirmi diversa.

london.

ed era effettivamente bella. mai l’avrebbe fatto con uno scrittore per leggere qualcosa di se stessa in un libro. mai avrebbe aspettato qualcuno per sentirselo dire. mai avrebbe aspettato qualcuno in generale.

ma, e suonerà banale come una previsione sulla pioggia quando il cielo è oramai tutto nuvoloso, era effettivamente bella. e lei non l’avrebbe mai saputo. cosa che ovviamente rende questo incontro fortuito terribilmente sexy.
 

london.

febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, e luglio,
e ancora mi capita di pensare ai momenti che ci siamo persi. a come siamo cresciuti, lontani.
ai pranzi alle 6 solo perché eravamo impegnati ad amarci. 
al fatto che per me sarai uno dei ricordi più assurdi. 

e quando mi capita di stare così, a metà tra le indecisioni, la nostalgia e i mille pensieri che vengono solo d’estate, ripenso alla fortuna che abbiamo, per non essere poi così lontani. per essere ancora vicini, in un modo che solo noi abbiamo trovato. per esserci tanto amati e per non aver alzato un muro. per aver colmato il tutto con un pizzico di affetto e di rispetto, e di maturità, e per aver aggiunto la voglia di rialzarci e andare avanti, a tempo con i giorni e i mesi. 

Jul 26th at 4PM / reblog / 1 note

london.

ho amato i suoi sbagli, ancora di più quelli fatti con me. e ho amato il fatto che non ci siamo mai detti ti amo, mai caduti nell’abitudine, mai detto cose scontate, mai perso tempo per una risata, mai perso una giornata per camminare, in una di quelle giornate piena d’afa, con la scusa di prenderci un gelato e un frullato. 
e ho amato l’inizio di tutto questo, tanto tempo fa, a londra. 
perché è brutto non fidarsi alla mia età, ti resta dentro, come una piccola malattia. e dopo aver tanto amato quello che avevamo, avrei ancora voglia di rifarlo.

london.

quando ti diranno che hai ancora tantissimo tempo, credici. 
quando ti diranno che le cose cambieranno e le persone resteranno le stesse, credici. 
quando ti diranno che la vita (s)fortunatamente va avanti, sempre e comunque, anche se te vorresti mettere tutto in pausa e fermarti a guardare o a commentare, 
quando ti diranno che non ci sono pause, credici.  

ci sono solo bicchieri di vino con i quali stringere amicizia stasera e poi dimenticare domani mattina. 
c’è lei, l’amica di sempre, e poi lei, scoperta per caso. sempre pronta a darti buoni consigli. 
c’è lo stronzo di turno, che stasera è più fico (e più stronzo) del solito.
ci sono “quelle” che neanche con 4 bicchieri del vino di prima riusciresti a scambiarci un “ciao”.

quando ti diranno che le persone vanno e vengono, a denti stretti, con un sorriso amaro e con la faccia poco convinta, 
credici. 
credi a tutti quei libri letti di nascosto, sull’amore e sul sesso, e sull’amicizia e sulla pace e sulla guerra. credi a te stesso, quando preferirai credere a quel buon bicchiere di vino, piuttosto che allo stronzo di turno. 
credi a te stesso, alla tua amica di sempre, e agli anni che ancora devono venire. ridendo, tanto. pensando, poco. 

london.

ah, e come se non bastasse,
mi manca non aver mai abbandonato questa realtà per quella fantasia.


Mi sarebbe piaciuto fare un biglietto, -o che tu prendessi l’iniziativa e lo facessi per tutti e due- comprendendo anche il ritorno dai, e partire.
Tanti sottovalutano la bellezza del tornare alla vita di tutti i giorni, una volta che si è deciso di partire. Credono che il bello di quell’esperienza sia solo partire, e dimenticarsi delle cose -che pensiamo siano- brutte. Io non lo so perchè, ma di tutti i viaggi che ho fatto, non c’è stato un ritorno che non rivivrei adesso, all’istante, in questo preciso momento.
E’ come se avessi bene in mente l’immagine di te che mi guardi mentre attendiamo con ansia e trepidazione l’arrivo dei bagagli. E dio se era/eri bello. Sembravi fiero di essere tornato in questo strano e un pò sfortunato paese con me. E io l’avrei urlato a tutto l’aeroporto, “Chiedo scusa per l’interruzione, non vorrei rovinare l’attesa del vostro trolley, sopratutto perchè siete preoccupati per la fantastica statuina di marmo che avete comprato per parenti/amici e che non vi hanno fatto mettere nel bagaglio a mano, ma io ho annuncio da fare. Non solo ho qualcuno con cui partire, ho anche qualcuno con cui tornare”.
Ma non successe. E non succede.

london.

ieri per la prima volta sono tornata a casa e non ho pianto. (esultiamo tutti insieme).
mi manchi parecchio. mi mancherai anche domani quasi sicuramente. e quasi sicuramente nel corso di questo breve sfogo piangerò di nuovo quindi non esultiamo troppo presto.
mi manca l’idea di me e te felici e spensierati, pronti a vivere oggi come se oggi fosse l’ultimo giorno per stare insieme.
mi dispiace pensare che in te non c’è più la voglia di rirprovare, di fare qualche piccolo sacrificio per poter tornare a quell’oggi.

ora come ora vorrei poterti dire che ti auguro tanta felicità, che incontrerai presto una persona per la quale avrai voglia di partire e andare dall’altra parte del mondo.
ma ad oggi, mi sento solo di dirti (oltre a tante cattiverie che mi sono venute in mente in questi giorni, e a tanti pensieri surreali) che mi dispiace.

Feb 26th at 5AM / reblog / 1 note

london.

Quello che vorrei veramente, è tornare a un anno e mezzo fa. E tornare alla voglia di scoprirsi così diversi, scoprire che non avevamo niente in comune, scoprirsi così nuovi, pronti a fare tutto e anche qualcosa in più. E quel più con te, dio se era la parte migliore. E tornare a quando lo facevamo ogni giorno, e a quando facevamo finta di stare in astinenza se non ci riuscivamo . E tornare alle prime conversazioni piene di niente, piene di frasi superficiali… Addirittura più superficiali di quelle di Moccia. E tornare indietro all’inizio per poi non andare più avanti. Per non muoversi. Per non scoprire che l’abitudine è una malattia a parte, che viene e non se ne va. Tornerei indietro anche solo per riaverci belli e nuovi come una volta.