london.
Sembra passato un attimo da quando a farmi sognare bastava una città in fondo neanche troppo lontana. E invece sono passati tanti anni. Tanta gente. Tanta gente c’è passata. In tanti sono partiti e non sono mai tornati. Ma un viaggio fatto di partenze e di non ritorni aimè, sta diventando anche troppo comune. E quindi se adesso volessi eccellere e distinguerti, forse non dovresti partire. Dovresti restare. Per ingannare il tempo potresti leggere libri scritti su quella città. E se ti avanza qualcosa, fai di te stesso un turista. Il turista della porta –di una qualsiasi camera d’albergo- accanto: guida alla mano, reflex al collo e un sorriso falsissimo stampato in faccia.
C’è che mi dispiace non immaginarmi al tuo fianco. Di colpo ti ho perso in quella foto e mi sono persa.
C’è che la paura c’è. Non per fare strani giri di parole, solo per girarci intorno e perdere altro tempo. E insomma se è vero che non posso fare piani, che le cose non sempre vanno come dovrebbero andare –che è uguale a dire non sempre vanno come IO vorrei che andassero- se ecco, è proprio tutto vero, allora vorrei che lui, non te, fosse al mio fianco. Vorrei associarti ai bei ricordi. Tenerti vicino a ciò che mi ha fatto piacere. E tenere lui accanto -che ne sa più di te e di me- quando più ne avrò bisogno. Quando andrò a L.
london.
ognuno di noi ha una preferita. un libro preferito. una canzone preferita. anche una persona preferita. e non dite di no.
il vero problema è che andiamo a momenti. un giorno amiamo una cosa, e il giorno dopo ne amiamo un’altra. magari i gusti non cambiano proprio nel giro di 24 ore, ma cambiano.
il problema ancora più vero è che (a volte) succede anche con le persone. (ma questo, è un altro paio di maniche).
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Ci metterei ventitré secondi ad amarti, di cui ventidue a cercare di trovare delle parole decenti per fartelo capire.
By Riccardo Scirè.
london.
se fossi qui ti chiederei di fare due chiacchiere.
ma iniziare una frase con “se” implica che hai un buon 50% di probabilità che la cosa che più desideri non accadrà.
e visto che l’altro 50% non se lo caga nessuno, ci convinciamo che il primo 50% sia quello potente. in più, fa caldo, l’estate sta finendo e tra poco torniamo alla normalità (come se cambiare nazione per 4 giorni e/o mettersi in costume facesse allontanare la normalità).
comunque se tu fossi qui (e facciamo finta almeno per una volta che la cosa si possa avverare) ti chiederei appunto di fare due chiacchiere. per parlare del futuro. o forse sarebbe meglio iniziare a parlare del tempo, lì siamo tutti ferrati. basta lamentarsi del caldo e automaticamente ti daranno tutti ragione.
invece sul futuro siamo un pò più ignoranti. solo che io non c’ho voglia di parlare delle temperature troppo alte. e allora come facciamo? come ci organizziamo? che facciamo delle nostre vite? come le inganniamo? come ammazziamo il tempo? (non quello meteorologico, eh). cosa facciamo quando ci alziamo al mattino? se io non volessi considerare ne il primo, ne il secondo 50%, cosa facciamo?
this year’s love had better last
london.
io, in sintesi, vorrei tante cose.
e vorrei che accadessero sopratutto tra te e me. tanto per cominciare vorrei che fossi a conoscenza del mio libro preferito.
dell’album preferito e della canzone preferita. non per apprezzarle.
solo perchè così potresti fondare le tue lamentele su qualcosa di costruttivo.
poi vorrei farti sapere che me ne andrei allegramente in giro per il mondo, senza di te (e per mondo intendo semplicemente la mia città un sabato sera qualunque, ma dire ‘mondo’ fa sempre un certo effetto).
ti chiedo scusa ma come compagno di viaggio fai un pò schifo.
di sicuro ti penserei.
quando ti penso sei meno testardo, meno polemico e più disponibile. una favola insomma. l’uomo perfetto. anche perchè se arrivo a pensarti, voglio avere il diritto di pensare quello che voglio, come lo voglio.
l’unico lato imperfetto è che non esiste un te meno testardo, meno polemico e più disponibile, ma questi sono dettagli in fondo.
vorrei tante cose, e tra queste, vorrei leggerti il mio libro preferito e uscirmene con frasi tipo ‘ma come diavolo fa a non piacerti?’ e convincerti che nulla al mondo arriverà mai al suo livello.
poi ci rifletto e ammetto che sarebbe una gran cagata. leggerti il mio libro preferito? forse non è il caso. non lo apprezzeresti. e io non ho bisogno di qualcuno che apprezzi le cose che mi fanno impazzire. avrei bisogno di qualcuno che me le compri. ecco forse questo potrebbe andare bene.
solo che succede che non basta volerle, ste benedette cose. (e uno penserà ‘ma va?’ e lo so anche io che non è una grande scoperta, però quando desideri tanto qualcosa speri sempre che la grande voglia sia sufficiente affinchè quel qualcosa si verifichi)
succede che il ‘te’ dei miei pensieri non si materializzerà mai.
succede che continuerò a scriverti, sperando in un miracolo e invece niente.
succede che il niente in finale forse, è il risultato per aver voluto troppe cose.
london.
lo sai vero che tra di noi ci saranno mille rimpianti?
mi dispiace lasciare questo posto perché li lascerò tutti a te.
ho imparato dalle brutte esperienze (anche da quelle belle) che tutto finisce, o per lo meno tende ad una fine. ed io, la nostra me l’ero immaginata in modo diverso. avevo pensato ad un addio degno del percorso che avremo potuto fare, e ti giuro che era perfetto.
niente pianti, o gente che rincorre autobus in partenza. tu mi salutavi, e ridevi.
io prima ridevo, e poi ti salutavo.
e non sembrava tanto un addio, piuttosto un arrivederci.
eravamo stranamente felici. perché per un anno avevamo riso, e nonostante tutti quelli che si erano messi contro,
io e te eravamo arrivati alla fine, a ridere.
di loro.
senza la loro approvazione.
con il loro impegno per ostacolarci.
peccato che quest’addio non c’è stato. niente percorso perfetto, niente addio altrettanto perfetto. mi pare anche giusto.
peccato che le risate si sono fermate.
non ho una tua foto, quindi anche quei pochi ricordi tra un pò andranno a finire nel cestino. dove credevo di poter trovare la mia intera esistenza dopo di te.
si perché dopo ogni singola fine, apriti cielo se non pensiamo che sia la fine del mondo. che non ci riprenderemo più. e (forse?) non ci riprenderemo più. chi lo sa. forse quella che hai incontrato un anno fa non coincide con la persona che sta scrivendo.
forse quello che ho incontrato un anno fa non coincide con la persona che sta leggendo.
e i mille libri letti cambieranno poco. le persone che arrivano, che se ne vanno e che provano a sostituirti, ancora di meno.
ciò che rimarrà tale e quale a prima, sei te nella mia prima descrizione.
london.
si ma possiamo sempre restare amici.
possiamo impegnarci, seguire uno schema e portare a termine questa missione.
uno nella vita può fare tutto, anche fregandosene di responsabilità e giudizi, di vincitori e vinti.
rifletti però. restare veramente amici dopo le (poche) cose che abbiamo condiviso, significherebbe che tra me e te, in fondo non c’è mai stato niente di speciale.
che come coppia, se mai lo siamo stati, abbiamo toppato alla grande.
che per mesi abbiamo solo scherzato.
dai pensaci.
perchè questo vuol dire. e sapere che ho toppato e farlo sapere al mondo intero non mi piace.
quando mi dici che possiamo restare amici mi vengono in mente due cose.
1) prima di essere stato qualcosa di fico, stra-romantico, qualcosa che suscitò l’invidia/rabbia degli altri,
io e te eravamo amici.
2) abbiamo fatto bene a mettere una fine, perchè se non l’avessimo fatto noi, c’avrebbe pensato il tempo con la sua routine e l’abitudine.
però fanculo la routine e anche l’abitudine.
ti rendi conto che se fossimo stati diversi adesso avremo potuto litigare e dirci frasi tipo “ma quali amici? amici un par di palle. io ti ho amato e bla bla, e bla bla”.
c’è che un pò mi dispiace non aver mai raggiunto questo livello con te.
c’è che se ripenso a te che mi dici di restare amici mi viene in mente una certa naturalezza. come se non me lo stessi neanche chiedendo. già sapevi che non potevo non essere d’accordo con te. perchè forse in fondo in fondo la definizione di amici è perfetta, e gli amici si capiscono subito, senza troppe spiegazioni.
c’è che è stato bello, qualsiasi cosa abbiamo preteso di essere. io sono stata brava, tu anche meglio. insieme eravamo una bomba.
mai scoppiata.
london.
non avere nessuno che ti aspetta all’aeroporto o in stazione credo sia una delle punizioni più dolorose. è come uno schiaffo per ricordarti che quello che accade nei film è una grande (ma grande grande eh) balla. che i film basati sulle cosiddette true stories in realtà ripropongono la storia di un lui e una lei che hanno avuto un grande (ma grande grande eh) culo a trovarsi, piacersi, perdersi, innamorarsi, perdersi di nuovo senza consumarsi e poi finire insieme. ognuno di noi dovrebbe avere un qualcuno da chiamare in queste situazioni. giusto per non scendere dal treno/aereo e uscire a testa bassa perchè tanto già sai che non ci sarà nessuno lì per te.
è un pò come la vita. quando crediamo di aver bisogno di qualcuno, di aver un po bisogno di sapere che qualcuno sarà sempre lì per noi. pronto a venirci a prendere. pronto per chiederci com’è andata. per darci quel lungo abbraccio e farci sentire a casa. pronto per guardarci e farci capire che si, il viaggio è importante, ciò che provi durante, anche. ma che alla fine, se proprio non finisci da solo come un cane,
è meglio.